Una delle domande che mi sono sentita rivolgere più spesso nelle settimane prima della partenza è stata: “Ma perché proprio l’Uzbekistan? Ma che ci sta in Uzbekistan?”.
Alla prima domanda rispondevo, semplicemente: “Voglio andare a cantare Samarcanda di Roberto Vecchioni nella città in cui è ambientata”.
Alla seconda, rispondo adesso, con questo racconto dell’itinerario di 9 giorni in Uzbekistan lungo la Via della Seta: un viaggio che attraversa città carovaniere, deserti senza fine e paesaggi sospesi tra passato e presente.
Giorno 1 – Arrivo a Tashkent
Siamo atterrati a Tashkent nel cuore della notte, sbrigato le varie formalità doganali, e acquistato – direttamente in aeroporto – le sim per utilizzare internet durante la permanenza. È possibile acquistare sia esim che sim fisiche, i prezzi vanno dai 5 ai 20 euro a seconda di quanti GB scegliete di avere a disposizione. In questo caso, io avevo già acquistato una esim Holafly dall’Italia, ma non è stata né conveniente né comoda, poiché in molti posti non avevo linea, a differenza dei miei compagni di viaggio che invece non hanno avuto alcun problema con le sim acquistate in aeroporto.
Giorno 2 – Esplorando Tashkent e volo per Khiva
L’itinerario in Uzbekistan è quindi iniziato dalla capitale, Tashkent, una città che affonda le radici in un passato antichissimo, ma che oggi si presenta come una metropoli ordinata, spaziosa, profondamente segnata dal terremoto del 1966, che ne ha ridefinito l’aspetto con una commistione di architettura sovietica e tradizione islamica.
Abbiamo passeggiato all’interno del complesso Hazrati Imam, che comprende un insieme di edifici religiosi, e ci siamo immersi nei profumi e nei colori del Chorsu Bazaar. Da non perdere: un giro nella metropolitana di Tashkent, con le sue stazioni artistiche, ognuna diversa dall’altra.
La giornata si è conclusa con un saluto alla città dall’Hotel Uzbekistan, un gigante dall’anima retrò, con la sua facciata ondulata che racconta ancora oggi la storia di un’epoca passata.
Dopo un primo assaggio della cucina uzbeka a cena, abbiamo preso un volo interno per Urgench e da lì proseguito in auto fino a Khiva, dove siamo arrivati in tarda serata.
Giorno 3 – Khiva, la città museo nel deserto
Khiva è l’ambientazione perfetta di un racconto tratto da “Le mille e una notte”. Il centro storico, Ichan Kala (patrimonio UNESCO) è completamente racchiuso da mura di fango ed è stato restaurato e ricostruito con estrema cura. Il rischio è che questa perfezione quasi da set cinematografico faccia perdere un po’ di autenticità. Ma resta comunque un luogo affascinante e unico.
Abbiamo passeggiato tra minareti turchesi, madrase decorate e stradine labirintiche. La Kalta Minor, il minareto mai completato, è senza dubbio lo spot più fotografato. Per un colpo d’occhio su tutta la città, consiglio di salire sulla torre di guardia: al tramonto lo spettacolo è assicurato.
Giorno 4 – Le fortezze del deserto e l’arrivo a Bukhara
Nel nostro itinerario di 9 giorni in Uzbekistan era prevista questa unga giornata di spostamento in pullman. Da Khiva siamo partiti verso il deserto del Karakalpakstan, direzione Bukhara, facendo sosta per visitare due siti archeologici: Toprak Kala e Ayaz Kala, antiche fortezze risalenti a più di duemila anni fa. Per me è stata, ufficialmente, la prima volta nel deserto! Abbiamo quindi proseguito per Bukhara, fermandoci a mangiare qualcosa in dei piccoli “autogrill”.
Giorno 5 – Bukhara, tra spiritualità e architettura
Abbiamo iniziato la visita di Bukhara dall’Ark, l’antica cittadella fortificata che per secoli ha ospitato emiri e sovrani.
All’interno si trovano una serie di piccoli musei che raccontano la storia e l’identità uzbeka, come il museo etnografico, archeologico, delle arti decorative etc. Purtroppo non ci sono didascalie o spiegazioni che accompagnano il visitatore, quindi se non siete in compagnia di una guida potreste uscirne solo confusi!
Siamo quindi arrivati al complesso di Poi Kalyan, dominato da un maestoso minareto, e trascorso il pomeriggio tra madrase storiche, antichi bazar coperti e la vivace piazza Lyabi-Hauz, dove si trova riposo all’ombra dei gelsi.
Bukhara è una città che ho amato molto, forse perché ho avuto la possibilità di godermela di più, passeggiando tra i suoi vicoli all’ora del tramonto, incontrando gatti in ogni angolo, curiosando tra i bazar, condividendo con i miei compagni di viaggio momenti di estrema leggerezza, tra balli, narghilè e vialate notturne.
Giorno 6 – Dal cuore dell’Asia al silenzio del deserto
Lasciata Bukhara, ci siamo diretti verso Nurata, da millenni un crocevia di cultura, spiritualità e commerci, nonché un nodo strategico sulla Grande Via della Seta. Secondo una leggenda, la città sarebbe nata nel punto in cui è caduto un meteorite, facendo sgorgare una sorgente d’acqua miracolosa. Ancora oggi, quell’acqua – la Chashma – scorre a 19,5°C, ricca di 15 microelementi, tra cui oro, argento, iodio e bromuro, che le conferiscono proprietà terapeutiche e per questo viene raccolta e bevuta dai fedeli che giungono alla moschea che sorge accanto alla fonte. Dalla moschea, si sale rapidamente a quelli che sono i resti della Fortezza di Nur, costruita da Alessandro Magno nel IV secolo a.C.
Proseguendo, abbiamo fatto sosta al lago Aydarkul, dove abbiamo pranzato all’aperto e ci siamo rilassati sulle sue rive tranquille. Nel pomeriggio siamo arrivati in un campo di yurte nel deserto, per goderci una serata davvero particolare con musica tradizionale intorno al fuoco, sotto le stelle.
Giorno 7 – L’arrivo a Samarcanda
Dopo la sveglia all’alba, ci siamo messi in viaggio per raggiungere finalmente Samarcanda. Abbiamo deciso di saltare la tappa prevista a Shakhrisabz per evitare troppe ore in pullman e godere appieno della città simbolo della Via della Seta.
Appena arrivati, siamo stati accolti dalla grandiosità di Piazza Registan, con le sue tre madrase imponenti che sembrano danzare in armonia tra loro. Di sera, la piazza si illumina con giochi di luce che si possono godere in tutta tranquillità e gratuitamente seduti sulle scalinate che portano alla piazza. L’accesso al centro della piazza – e alle madrase – è invece a pagamento.
Giorno 8 – Samarcanda, la perla della Via della Seta
L’ultimo giorno in Uzbekistan lo abbiamo quindi dedicato a Samarcanda. Credo che chiudere il viaggio in questa città sia la scelta migliore: nonostante i tanti monumenti già visti, le madrase visitate, i bazar percorsi, niente è paragonabile a Samarcanda.
Nel corso della giornata abbiamo così visitato le madrase di Piazza Registan, il mausoleo Gur-Emir, dove riposa Tamerlano, l’osservatorio di Ulugbek e la maestosa moschea Bibi-Khanum. Immancabile un giro al Siab Bazaar ma soprattutto la visita alla necropoli di Shah-i-Zinda.
Nel tardo pomeriggio, abbiamo preso il treno che in due ore ci ha portato a Tashkent, dove abbiamo cenato nella zona più moderna prima di avviarci in aeroporto e intraprendere il lungo viaggio di ritorno.
Giorno 9 – Saluti dall’Uzbekistan
Alle tre di notte, abbiamo lasciato Tashkent imbarcandoci sul nostro aereo. Con noi, qualche souvenir ma soprattutto immagini, foto e video a ricordarci questo meraviglioso viaggio.
Viaggiare in Uzbekistan non è solo visitare un nuovo Paese: è immergersi in una cultura millenaria, in una terra che racconta la storia del mondo e lo fa con eleganza, semplicità e bellezza.
Giorgia Fanari – La Valigia di Gio
Giorgia. Giornalista, blogger, ambientalista. Testa rossa, sempre. Amo i viaggi, la fotografia e la tecnologia. Nel mio zaino ci sono Arturo e Gertrude, due gufi che si amano e che mi accompagnano ad esplorare il mondo.